Il Canto delle Balene

Il fascino che gli animali esercitano sull’umanità risale ai tempi della preistoria. In qualità di simboli si sono infatti intrecciati alle credenze religiose sia del Vecchio che del Nuovo Mondo. Le qualità attribuite dalla società agli animali sono o sembrano così universali, così radicate, che Jung li definì parti della memoria inconscia o culturale della collettività.

– La Balena rappresenta una parte importante del Grande Mistero della Natura e della Sacralità della Vita. Così come il mare rappresenta la sacralità degli esseri umani e più in generale di tutti gli esseri viventi, la balena rappresenta la Canzone della Vita e della Spiritualità, l’essenza stessa della terra, del cielo, del mare e della Natura tutta, e simboleggia la conoscenza donata al mondo all’origine del tempo: quando le Balene nuotavano numerose nei mari, il loro canto si diffondeva in tutta la natura e poteva essere ascoltato a ogni angolo della terra; oggi che le balene stanno scomparendo, l’uomo va perdendo il loro Canto e assieme ad esso, la sua forza e la sua parte sacra sia essa fisica o spirituale.

– I Nasca delle zone costiere, autori degli enormi disegni delle pianure peruviane, onoravano la balena, venerata anche dagli indigeni del nordovest del Pacifico, dalla California del Nord, l’Oregon e lo Stato di Washington fino a Vancouver e in Alaska.
Era un animale importante soprattutto per le popolazioni che trovavano nel mare la loro principale fonte di sostentamento ed era considerata depositaria di un grande potere da tutte le popolazioni dell’ America nord-orientale fino a tutto il XX secolo. Una buona percentuale delle popolazioni native stanziate lungo le coste del New England hanno vissuto grazie alla balena fino a che la sua caccia non è stata proibita.

– Una leggenda Inupiaq dell’Artico (Cultura Inuit) ci racconta che il Grande Spirito creò il sole, la luna e le stelle, le montagne e le nevi. Poi creò i pesci e gli uccelli e scelse gli Inupiaq come popolo eletto. Alla fine di tutto creò il più perfetto di tutti gli animali, la balena, e un sentiero che portasse la sua gente ad essa e al mare; e fu così che gli Inupiaq prosperarono. Poi creò la nebbia perché, pur non negando il cibo al suo popolo, non voleva vedere morire la più nobile delle sue creature.
Proprio per questa sua perfezione, la balena veniva trattata con il più grande rispetto e occorreva essere iniziati per poterla cacciare. Dopo aver ucciso la prima balena, il giovane cacciatore doveva toccarla ovunque: coda, bocca, pinne. Doveva strisciarvi sopra dall’ alto in basso con preghiere e riverenze. A così stretto contatto con l’animale, infatti, ne avrebbe acquisito lo spirito e appreso non solo il potere ma anche il dolore. Dopo aver svolto l’intero rito, il novizio doveva trovare l’articolazione tra testa e collo che ne avrebbe assicurato una morte pulita e relativamente indolore. Infine, doveva ringraziarla per aver sacrificato la propria vita per il sostentamento degli Inupiaq.


– Le maschere Salish Sxwayxwey uniscono le ali di un’aquila con il muso di una balena per dimostrare che queste due creature hanno le stesse qualità.


– La balena era anche considerata il simbolo stesso del mondo: era l’oceano che conteneva e nascondeva un ambiente alieno, fatale e vitale allo stesso tempo.
Le balene sono grandi mammiferi che concepiscono e partoriscono i loro cuccioli a grandi profondità, in un ambiente liquido, il mare. E nel nostro immaginario simboli, fantasie e visioni si mescolano alla realtà: la balena è quel “grande pesce” che inghiotte e poi sputa Giona, è la Balena di Pinocchio, è il gigantesco “mostro marino” avvistato dai primi marinai che attraversarono gli oceani, o il capolavoro leggendario, Moby Dick, la balena bianca di Melville. Animali possenti, veri emblemi della forza della natura, che emergono dall’acqua scura in un ribollire di flutti e poi si rituffano nel mare mostrando le loro larghe code, inabissandosi nelle oscurità profonde e misteriose degli oceani.


E in quegli abissi marini le balene cantano. Un canto misterioso percorre quelle acque infinite, si propaga scivolando lungo canali invisibili e va lontano, lo si sente sott’acqua a chilometri di distanza; i marinai che dalle stive lo udivano di lontano lo hanno sempre temuto come un triste presagio di morte.
È il loro linguaggio, nell’immensa massa liquida che le ospita le balene vivono, generano, procreano e muoiono sull’eco dei loro canti e dei vari suoni prodotti dall’acqua: rimbombi, sibili, sbuffi, che si uniscono alla loro voce che produce gorgoglii, echi, risucchi, suoni gravi ed acuti che si propagano con una vibrazione intensa nelle profondità marine; il loro canto è misterioso e suggestivo, particolarmente ammaliante e leggendario, forse il canto delle sirene che Ulisse non volle ascoltare, legato all’albero maestro della sua nave, non era altro che il richiamo delle balene.
Questo canto accompagna il viaggio delle balene negli oceani ed è presente in tutti i momenti più significativi della loro esistenza, come quelli legati alla riproduzione della specie, il corteggiamento, l’accoppiamento, la nascita dei piccoli ed il loro inserimento nella vita del branco. Suoni viscerali, superbe risonanze che rimandano alla creazione della vita nell’universo: l’oceano è la “Grande Pancia” da cui tutto è nato, con l’accompagnamento di un suono, il canto ed il suono stesso sono la matrice inconscia della creazione, il legame con l’essenza profonda delle cose.

– Migaloo è il nome aborigeno dato al cetaceo albino avvistato tempo fa a largo della costa orientale dell’Australia. Esso significa “persona bianca” ..

 

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